lunedì 9 novembre 2009

Un giorno

Un giorno riguarderemo le prime pagine del Giornale diretto nel 2009 da Vittorio Feltri. Guarderemo prime pagine come quella di oggi: Maometto pedofilo, sputi su Rai3, la dittatura dell'Islam, Eugenio Scalfari razzista.

Mi chiedo quale sarà le nostra reazione allora. Se una reazione stupita, divertita, amareggiata, spaventata. Oppure se, riguardando queste prime pagine, non avremo alcuna reazione notevole. Allora significherà che saremo caduti nel baratro.

Venti anni

Venti anni fa, a quest'ora, cadeva il muro di Berlino.

domenica 8 novembre 2009

Rai3 e la riserva indiana

Dicono che l'attuale direttore di Rai3, Paolo Ruffini, sarà silurato a breve. Che avverrà per questioni politiche, visto che Rai3 è la migliore rete, a livello di resa economica, del servizio pubblico. E' facile ricollegare tutto questo ai recenti strali di B contro, appunto, i programmi di punta della terza rete.

Quello che so io è che ormai Rai3 è una riserva indiana. Non soltanto dal punto di vista del tipo di informazione che viene offerta. Rai3 è ormai una riserva indiana soprattutto per il pubblico che la segue. Io stesso ormai, le pochissime volte in cui guardo la televisione, mi limito a Rai3 e La7.

Non posso dire se il licenziamento di Ruffini sia davvero la prima mossa di una graduale normalizzazione di Rai3. Se lo fosse tuttavia significherebbe la perdita dell'ultima area della televisione italiana ancora non contagiata dalla volgarità (nel senso più lato del termine: anche Porta a porta è volgare, e non solo quando Vespa parla del delitto di Cogne) che fa sì che io ormai da anni non mi soffermi più su altri canali.

venerdì 6 novembre 2009

A cosa serve Facebook #13

A premettere a Betty Moore de le Malvestite di scrivere un piccolo capolavoro satirico-antropologico (?) sul pecorame cristianizzante che gira anche su Facebook.

Quiz

Qualcuno poteva davvero pensare che la parabola del falco di Federmeccanica Massimo Calearo entro il Pd sarebbe potuta andare diversamente da com'è andata?

[Risposta: "Sì, Veltroni". Era l'unico.]

giovedì 5 novembre 2009

Il crocifisso e la storia

Sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo riguardo il crocifisso nelle aule di scuola si è già scritto fin troppo. Il mio parere personale, in due parole, è che si tratta di una sentenza ineccepibile, dalle motivazioni assolutamente lineari.
Il mio parere personale, inoltre, è che la contesa sia destinata a scemare con estrema velocità, senza che alla sentenza, come sempre in questi casi, venga minimamente dato seguito. La violenza stessa della polemica è tuttavia indice di quanto dell'argomento sia necessario (il che non significa utile) discutere.

Meno lineari, comunque, sono le motivazione di coloro (in Italia praticamente tutte le personalità e gli schieramenti politici ad eccezione dei Radicali) che contro questa sentenza si sono scagliati. Mi riferisco, in maniera più precisa, all'uso del concetto di storia che praticamente tutti i politici e i porporati interpellati sulla sentenza hanno fatto: il crocifisso sarebbe simbolo della nostra storia, sarebbe parte integrante della storia dell'Italia. Rinunciare al crocifisso significa rinunciare alla storia di tutti gli italiani.

Quello che mi interessa sottolineare in questa sede è, ancora una volta, l'uso di una categoria, quella di 'storia' e di 'fatto storico', che andrebbe trattata con maggiore cognizione di causa. Ricollegare la storia alla tradizione, la tradizione all'identità, l'identità allo scontro con altre identità presunte aliene è errore fatto troppe volte in passato, al quale la tanto doverosa quanto tanto discutibile questione delle 'radici cattoliche' si presta particolarmente in più di un ambito.
La storia è frutto di incontro e di meticciato di uomini e di culture. Non ci si serve della storia per condannare proprio quel continuo intersecarsi di vite e di eventi di cui essa primariamente si nutre.

domenica 1 novembre 2009

Novembre jazzistico

Questo novembre sarà il mio mese del jazz: si terrà in questo mese una gran serie di eventi musicali geograficamente ed economicamente appetibili, e non mi sono fatto scappare l'occasione di assistervi.
Comincio domani con Sonny Rollins, probabilmente l'ultimo grande leone dell'epoca d'oro del jazz, al Teatro dal Verme a Milano.

Seguiranno, nel contesto del Bologna Jazz Festival, il quintetto del trombettista Dave Douglas e il trio di Franck Avitabile, poi il Brad Mehldau Trio e Wayne Shorter, un altro grandissimo, con il suo quartetto. Tutti nelle prime due settimane del mese.

Un calendario intenso di concerti, di cui spero di riuscire a dare anche minimamente conto.

venerdì 30 ottobre 2009

Usare il tumore come deterrente

Qualche giorno fa una mia conoscente è andata dal medico di famiglia con la propria figlia quattordicenne per chiedere informazioni sul vaccino contro il tumore al collo dell'utero, messo in commercio solo da un paio di anni e capace tuttavia di arginare il secondo tumore in quanto a pericolosità per le donne europee.
Il vaccino tuttavia non è obbligatorio, ed è gratuito solo per la fascia delle ragazze dodicenni; per le altre, compresa la figlia della mia conoscente, il vaccino ha un costo non indifferente, motivo della richiesta di consiglio presso il medico di base.
La risposta del medico è stata sostanzialmente questa: le maggiori possibilità di contrarre il tumore si hanno quando la ragazza o donna in questione ha una vita sessuale molto attiva e con partners diversi. Per scongiurare questo genere di comportamenti è dunque sconsigliabile fare il vaccino.

Mi spiego meglio: il medico ha consigliato a questa conoscente di esporre sua figlia al pericolo di contrarre il tumore (non facendo il vaccino) al fine di usare questo pericolo come deterrente per evitare che questa tenga comportamenti (a detta del medico) moralmente spiacevoli. Di usare la paura di un tumore grave e spesso mortale per evitare che una ragazza possa decidere liberamente del suo corpo e della sua vita sessuale.

La persona da cui ho sentito questa storia è uscita dalla visita medica allibita. Allibito sono anche io, perché non trovo parole davanti a un racconto del genere: si tratta di un 'consiglio', da parte del medico di una gravità immane, impensabile, che meriterebbe una denuncia più seria di quella di questo piccolo blog.
Si tratta, inoltre, di uno spaccato del maschilismo viscerale e mai sopito in cui questo Paese sguazza. Ed è il 'corpo delle donne', come al solito, ad andarci di mezzo.

mercoledì 28 ottobre 2009

Due parole sul Pd

Qualche pensiero sparso e in ritardo sul risultato delle primarie del Partito Democratico.

a. Ha vinto Bersani, pare dagli ultimi conteggi superando di poco il 50%: le due mozioni opposte se messe insieme eguagliano in quanto a preferenze la mozione vincitrice e di questo, nell'ottica di evitare la disgregazione delle diverse sensibilità del Pd, il nuovo segretario non potrà non tenere conto.

b. Marino quasi raddoppia i voti raccolti nei circoli e in alcune regioni del Nord sfiora il 20% delle preferenze. Sono due le considerazioni da fare in relazione a questo dato: che (1) la mozione Marino ha avuto successo solo in una ben precisa area d'Italia; che (2) nonostante questo la dirigenza del Pd dovrà tenere conto delle istanze presentate da Marino, in specie di quelle legate al tema dei diritti civili: il successo del candidato chirurgo sta a dire quanto l'elettorato del Pd non sia insensibile a queste tematiche.

c. Rutelli se ne va. Sarebbe successo qualunque candidato fosse risultato vincitore, e il fatto che l'ex sindaco di Roma abbia dato l'annuncio dell'abbandono del Pd solo all'indomani dell'elezione del nuovo segretario sembra davvero un (invero malriuscito) tentativo di guastare la festa ai suoi ormai non più compagni di partito.

d. La partecipazione alle primarie è stata migliore delle più rosee previsioni: a dispetto di quello che pensano i dirigenti del Pd, c'è spazio di manovra, anche nel cosiddetto “paese reale”, per creare una vera opposizione, senza necessariamente dover scimmiottare l'atteggiamento troglodita di Di Pietro.

e. Franceschini è riuscito a non bruciarsi politicamente, e soprattutto a non bruciare il Pd in questa fase tanto critica. Di questo gliene va dato atto.

f. L'abbandono della 'vocazione maggioritaria' da parte del Pd non è necessariamente un male. Lo sarà solo se Bersani non sarà riuscito a creare un movimento politico compatto quando la fine del berlusconismo avvierà l'atomizzazione del centro-destra. Finora Bersani si è sempre ben guardato dall'esplicitare la politica di alleanze che intende portare avanti da segretario del Pd, nascondendosi dietro al politichese. E' atteso alla prova dei fatti.

domenica 25 ottobre 2009

A giochi fatti

Alle primarie del Pd ho votato anche io, che pure alle elezioni europee sono andato per altri lidi. A chi ne chiedesse il motivo, rimando a questo post dell'ottimo Gilioli.
Ho votato Marino, senza eccessiva convinzione.

Magari scriverò qualcosa a risultati noti.

sabato 24 ottobre 2009

Ignazio Marino

Ignazio Marino è per me un soggetto ancora solo in parte compreso. La sua candidatura, sostenuta almeno inizialmente dai cosiddetti 'piombini', ha suscitato grandissimo interesse, specie sul Web. Vincitore nei sondaggi indetti sulla Rete, Marino è scarsamente considerato dai media più tradizionali, in primis la televisione.
Candidato nato (anche) sull'onda del Web, Marino non ha tuttavia mai sperato di potersi servire, in un paese come l'Italia, dell'effetto trainante della Rete, come per esempio ha fatto un Obama in USA.
Candidato quasi per antonomasia laico, qualità che la sua storia politica e il suo programma non smentiscono, è tuttavia l'unico cattolico veramente praticante.
Nato come candidato di rottura, e quindi per forza di cose fattosi promotore di un linguaggio e di un metodo più informali, è apparso il più ingessato e meno a suo agio in un contesto giocoso quale la tripla intervista concessa dai candidati alle Iene.

Marino fino agli ultimi mesi è sempre rimasto in disparte dalle luci dell'agone mediatico politico italiano, e per questo è tanto difficile definire il personaggio. Proprio questa, tuttavia, è la sua carta vincente: Marino è l'unico capace di presentarsi come un uomo veramente nuovo. E nuovo lo è davvero: entrato in politica solo da pochi anni, è l'unico a non aver militato in nessuna delle grandi compagini politiche della Prima Repubblica.
Anche il programma presentato nella sua mozione appare per molti versi come il più innovativo della triade.
Eppure si fa fatica a togliersi di dosso l'impressione che ancora Marino non sia davvero pronto. Pronto per questo paese, pronto per un incarico che mai come oggi può rivelarsi politicamente letale per chi tenterà di assumerlo. Marino stesso sembra non riuscire a sbarazzarsi da un certo atteggiamento da primo giorno di scuola.

Pierluigi Bersani

Il giudizio comune a proposito di Pierluigi Bersani è praticamente univoco: Bersani è l'uomo di D'Alema. Bersani è l'uomo dei signori delle tessere, dei Bassolino e dei Loiero. L'uomo dell'apparato, l'uomo del ritorno all'Ulivo.
Tutto questo, con buona dose di approssimazione, può considerarsi vero. Non solo: Bersani è il candidato dell'attesa. Quello che per più di una volta si è tirato indietro al momento di proporsi per la responsabilità di guidare il partito, lasciando di volta in volta andare avanti i Veltroni o i Franceschini. Per me è stato questo il grande errore di Bersani: non farsi avanti quando avrebbe dovuto farlo. Quando ancora era considerato il ministro delle class-action, quando ancora l'ombra di D'Alema non era così incombente -o per lo meno così palese a tutti. Quando ancora veniva considerato un uomo pragmatico, quando il suo eloquio solido era ancora stato sciorinato nei salotti televisivi abbastanza da poter essere considerato come ripetitivo.
Visto oggi, il candidato Bersani potrebbe apparire semplicemente come uno dei tanti che cerca di appropriarsi delle spoglie di un partito avendo aspettato senza muovere un dito mentre questo veniva fatto a brandelli.

Nonostante questo, Bersani rimane il candidato più probabile alla segreteria del Pd. Bersani resta infatti uno dei migliori, se non il miglior ministro dell'ultimo governo di centrosinistra che il paese abbia avuto. E' un esperto vero di economia, e una persona quadrata che dà sempre l'idea di sapere cosa dire e cosa fare in qualsiasi occasione.
Partendo da una posizione di forza, ha potuto condurre una campagna dai toni pacati, senza sbavature. Non ha mai avuto il bisogno di alzare la voce, né di fare proposte che sapeva di non poter rispettare, permettendosi il lusso di giudicare l'affannarsi dei suoi due concorrenti con una tranquilla alzata di spalle.
E' il candidato favorito, Bersani, anche perché ha saputo mantenere la calma.

Dario Franceschini

Dario Franceschini ha avuto, nel corso di tutta la campagna elettorale, un grosso problema da debellare: quello di essere il segretario in carica. E' parso evidente, almeno al sottoscritto, il tentativo di presentarsi come un candidato portatore di una carica nuova, prima ancora che come continuatore del progetto fino a ora da lui stesso guidato. Dalla svolta 'laicista', a quella 'dipietrista' (si pensi soltanto alla invero poco riuscita protesta delle calze azzurre in favore del giudice Mesiano), fino a quella 'ecumenista', con la recentissima nomina a vice di un professore universitario di origini congolesi, Franceschini pare volersi liberare dalla zavorra del Pd post-veltroniano e, appunto, franceschiniano, per presentarsi come qualcosa di radicalmente nuovo dal lui stesso di pochi mesi fa.

Il tentativo, è facile dirlo, ha risultati quanto meno alterni, in alcuni casi piuttosto imbarazzanti. Se accolgo con piacere la più decisa svolta sul fronte laico che il segretario uscente ha impresso al suo programma, svolta che sarà poi tutta da confermare, d'altro canto pare impossibile che l'ipotetico elettore delle primarie del Pd possa valutare Franceschini solo in base al contenuto programmatico della sua mozione senza tenere conto di quanto compiuto negli ultimi mesi di segreteria.
In questo senso, penso che il grosso problema contro cui Franceschini ha combattuto nel corso della campagna elettorale avrebbe potuto in realtà essere una carta da giocare: le condizioni attuali del Pd sono disastrose, questo è un fatto. Eppure, nonostante gli scandali che hanno colpito un partito già indebolito, nonostante l'incapacità di opporsi allo strapotere (forse) al capolinea ma proprio per questo più furioso di B, nonostante le funeste previsioni di tutti gli analisti il Pd è ancora in piedi. Pericolosamente traballante, ma in piedi. E di questo Franceschini avrebbe dovuti farsi forte.

Tre profili per tre candidati

Seguono tre post dedicati ciascuno a un breve e decisamente incompleto profilo di ognuno dei tre candidati alla segreteria del Partito Democratico, che domani affronteranno la prova delle primarie.

Si tratta di mie impressioni personali, scritte tutte insieme di getto e divise per motivi di praticità, del tutto prive di alcun valore analitico.

Buona lettura.

mercoledì 21 ottobre 2009

Cattivi pensieri

Ogni volta che vedo qualcuno leccarsi sistematicamente le dita quando sfoglia le pagine di un libro, ogni volta che vedo qualcuno tirare fuori la propria lingua, passarla lentamente sul proprio dito indice e/o medio e sfregare queste dita sul bordo di un piccolo gruppo di pagine di un libro al fine di sollevare la pagina che si è appena finita di leggere dal gruppo delle altre sottostanti, ogni volta che vedo fare tutto questo all'incirca una volta ogni due o tre minuti per più di due ore ecco, il mio pensiero va inevitabilmente al Nome della Rosa di Umberto Eco.

lunedì 19 ottobre 2009

Episodi di quotidiano razzismo

Per chi, come me, frequenta abitualmente i mezzi pubblici cittadini, una delle più temibili minacce sono le vecchiette che chiedono il posto a sedere. Sia chiaro: le vecchiette hanno tutto il diritto di reclamare un posto a sedere occupato da una persona con maggiori capacità deambulatorie; il problema insorge quando, anche a fronte di numerosi sedili vuoti, la vecchietta pretende precisamente il tuo posto a sedere, e insiste affinché tu glielo ceda.
Questa mattina l'autobus che prendo abitualmente era piuttosto pieno. Io ero in piedi abbarbicato a un palo, impegnato nel tentativo invero un po' patetico di leggere una rivista e al tempo stesso cercare di mantenere un precario equilibrio. La mattina salgo sull'autobus alla prima fermata, e solitamente ho ampia scelta di posti a sedere. Oggi ero in piedi perché avevo ceduto il mio posto, appunto, a una vecchietta.

Circa a metà viaggio sale sull'autobus un altro esemplare di donna anziana, dotato di bastone da passeggio. La vecchietta, vedendo il mezzo pieno, si avvicina a un posto a sedere occupato da una ragazza non più che trentenne. Si tratta di uno di quei sedili adornati da una targhetta metallica in cui 'si invita l'utenza a collaborare' cedendo il posto ad anziani, mutilati, bambini piccoli e donne incinta.
L'anziana dotata di bastone da passeggio si avvicina baldanzosa al posto a sedere, reclamandolo. La ragazza le risponde gentilmente, scusandosi di non poter cedere il posto in quanto si trova in stato di gravidanza.

A quel punto avviene l'inimmaginabile: la vecchietta mette su un cipiglio arcigno e accusa la ragazza di non essere incinta. Brandendo il suo bastone, indica sulla targhetta di metallo fissata vicino al sedile una figurina disegnata raffigurante un uomo anziano, sbraitando di avere diritto al posto.
Ora, è vero che il ventre della ragazza non era così prominente da poter essere immediatamente collegato a una gravidanza; tuttavia non vi era niente, assolutamente niente che impedisse di credere alle sue parole.
In ogni modo, nonostante le proteste della vecchietta, la ragazza non cede il posto. Intervengono a quel punto le occupanti rispettivamente del posto davanti e di quello dietro al sedile conteso. Si tratta, ovviamente, di donne anziane. Le quali iniziano a dare addosso anch'esse alla ragazza, in favore della vecchia con bastone. I commenti di questo manipolo di vecchiette inacidite ai danni della ragazza incinta sono andati da un classico: “Ah, questi giovani non hanno più rispetto” fino a esclamazioni di gran lunga più offensive del tipo: “Io tutta questa pancia non la vedo: secondo me stai dicendo una bugia per tenerti il posto”.

Finora la situazione potrebbe essere presa come un esempio colorito e per certi versi divertente di un'evidentissimo caso di un qualche genere di raptus senile diffusosi repentinamente tra tutte le vecchie dell'autobus. La scena in sé, infatti, non sarebbe assolutamente credibile, se solo finora non avessi volontariamente tralasciato un particolare che sicuramente può chiarire molte cose. La ragazza incinta era una immigrata sudamericana, probabilmente peruviana.

Ho assistito a tutta la scena senza avere la forza di dire una parola, tanto ero allibito. Con maggiore prontezza di quanta ne abbia avuta io (che comunque ero in piedi), ma con abbastanza ritardo da permettere alla ragazza di ricevere numerose allocuzioni di gradazione offensiva variabile, un uomo decide finalmente di alzarsi in piedi per cedere il posto alla strepitate vecchietta con bastone, ponendo fine a una scena tanto penosa.

Nonostante la fine della lite, non hanno avuto termine i commenti delle anziane che sono intervenute solo in un secondo momento per dar manforte alla prima vecchietta. Commenti fatti davanti alla ragazza incinta, che ancora, mostrando un grado di resistenza ammirabile, era seduta al suo posto:
“Dovrebbero rimandarli tutti al loro paese questi immigrati”
“Ah, guardi signora: io ormai sono diventata razzista”.

sabato 17 ottobre 2009

Arrivo

Troverò il tempo di esercitarmi ancora sul gustoso tema del Partito Democratico e delle sue primarie, prima che le stesse si celebrino il 25 di questo mese. Da qualche tempo non mi occupo più del disastro della sinistra italiana.

Intanto sto guardando i vari pezzi del confronto di ieri fra i candidati, e non manco di leggere articoli sui quotidiani e post sulla blogosfera.

Una bella idea

Visto che devono proprio mettercela, la religione, sarebbe molto utile che i bambini di famiglie cattoliche seguissero l’ora di islam, e i bambini di famiglie mussulmane seguissero quella di cattolicesimo. Questa sì che è una bella idea.
[Reloj sulla proposta di istituire l'ora di religione islamica nelle scuole]

venerdì 16 ottobre 2009

Non ci sono parole

Quando scrivevo che dopo la bocciatura del lodo Alfano la lotta politica e mediatica sarebbe stata senza esclusione di colpi, mi riferivo anche a questo.

A Mattino Cinque, la trasmissione di Canale5 per casalinghe poco mattiniere ieri mattina anziché parlare del prezzo elle melanzane hanno deciso di fare lo scoop, mandando in onda un documento eccezionale, che mostrerebbe come il giudice che ha recentemente condannato Fininvest a pagare 750 milioni di euro sarebbe 'uno strano'. Perché? E' molto semplice: quando aspetta il suo turno dal barbiere cammina avanti e indietro con aria spazientita. E non solo! Porta perfino dei calzini turchesi!

Il video del servizio lo trovate qui sotto. Per chi ancora non lo avesse visto: non fatelo in un luogo pubblico. E' praticamente inevitabile, conclusa la visione, l'invio di una quantità di improperi di variabile pesantezza e in numero oscillante tra i cinque e i dieci in direzione del conduttore del programma.

giovedì 15 ottobre 2009

Ancora sul film del Barbarossa

Qualche segnalazione: leggo da Lorenzo Cairoli che il film non lo sta andando a vedere nessuno.
Segnalo inoltre il meraviglioso resoconto di Betty Moore delle Malvestite, che è andata a vedere il film. Una delle poche coraggiose:
Barbarossa sembra [...] un gioco di ruolo in costume ambientato nelle allucinazioni etiliche del folclore leghista.

martedì 13 ottobre 2009

L'agente Betulla è un mostro nazista

Oggi alla Camera è stata respinta la proposta di legge sull'omofobia, con tanto di Binetti che furoreggia nelle cronache giornalistiche.

Sul Giornale di ieri invece Renato Farina scriveva cose che qui non me la sento di citare. E che non possono essere prese alla leggera: un testata a diffusione nazionale non si può permettere che qualcuno scriva sulle sue pagine cose del genere.

[Il post su Farina l'ho trovato su El Reloj]

domenica 11 ottobre 2009

Barbarossa, il film e la panzana

Su 'Barbarossa', pellicola uscita in questi giorni nelle sale italiane sotto l'entusiastico patrocinio della Lega Nord, sarebbero tantissime le cose da dire. Ne tralascerò alcune, per parlare di altre.
Tralascerò, per esempio, di parlare delle famose intercettazioni tra B e Agostino Saccà, allora dirigente Rai, in cui i due parlavano di un film fatto tanto per dare un contentino a Bossi, che per la sua insistenza 'mi sta facendo una testa tanto'. Il film è poi diventato un kolossal da 30 milioni di euro. E in questo caso sarebbe molto interessante parlare della filmografia del regista, Renzo Martinelli, l'occhio cinematografico della destra italiana. Sarebbe interessante vagliare la cosa dal punto di vista economico, soprattutto alla luce delle recenti polemiche scatenate dal ministro Brunetta a proposito dei registi che ottengono finanziamenti pubblici spropositati per poi non incassare nulla al botteghino. Qualcuno in tempi non sospetti l'ha fatto, e il risultato è impietoso.

Quello che mi interessa tuttavia è tornare a parlare dell'uso assolutamente interessato che la Lega ha fatto della storia della lotta dei Comuni italiani contro l'Impero. Premetto che il film non l'ho visto (e non andrò a vederlo), ma le premesse sopra citate già di per sé sarebbero sufficienti per parlare di una pellicola che usa la storia al fine di introiettare nel pubblico un ben determinato punto di vista politico -e non storico. A questo si aggiungono le testimonianze di quei coraggiosi che il film (che pare brutto anche dal punto di vista puramente cinematografico) sono andati a vederlo: si parla di frasi del tipo: "Dobbiamo riunire le città in una Lega Lombarda che sia più forte degli stranieri che ci vogliono invadere e così riconquistare la nostra libertà"; oppure: "No fermi! Non portateci via i nostri soldi per le tasse richieste da Roma".

E' pratica comune della politica quella di impossessarsi a tavolino di alcuni eventi storici per farne il 'mito fondatore' di un qualche movimento politico o di una qualche ideologia. In tutti i casi si tratta di eventi che sono stati 'falsificati', svuotati di contenuto storico o quanto meno semplificati all'osso per diventare il contenitore di elementi di propaganda politica nella maggior parte dei casi per nulla pertinenti.
Alcuni di questi miti, tuttavia, sono riusciti meglio di altri. Il mito italiano del Risorgimento, per esempio, è un mito che, benché portatore di quei caratteri di parzialità e di riempimento posticcio di significato che caratterizza l'uso politico della storia, può dirsi ben riuscito. Lo stesso non si può dire per la mitizzazione dei Comuni lombardi, specie se si cerca di spacciare al loro lotta contro l'Impero per una lotta combattuta in favore della libertà.

Cito me stesso in un post scritto in occasione di uno dei tanti ritrovi leghisti a Pontida:
Molto stringatamente, e in maniera piuttosto volgare: Barbarossa era un re, l'Italia era il suo regno e lui voleva governarla.
I Comuni italiani erano piccoli agglomerati di potere comandati da mercanti arricchiti e signorotti inurbati, i quali avevano saputo sfruttare l'assenza di un'istituzione centrale al fine di crescere incontrollatamente appropriandosi di territori e poteri che non sarebbero mai spettati loro.
L'intervento del Barbarossa era volto a un ritorno di quella che noi adesso chiameremmo "legalità", nonché a una semplificazione dell'intricatissimo quadro dei poteri nell'Italia del XII secolo.
I Comuni non combatterono per la libertà o per la patria. Combatterono per la devolution e per poter continuare indisturbati a evadere le tasse.
Alberto da Giussano che per tutto il film invoca il sacro valore della libertà in questo contesto non è credibile.

sabato 10 ottobre 2009

Frattura

Un sondaggio Ipsos di qualche settimana fa confermava tre dati interessanti. Il primo è che in Italia il 54 per cento delle persone si informa prevalentemente attraverso la televisione (il 25 per cento con i quotidiani, il 12 su internet e il 3 con la radio). Il secondo è che il 53 per cento degli italiani considera i mezzi d’informazione molto o abbastanza autorevoli, mentre il 41 pensa che non lo siano. Il terzo è che le persone convinte dell’autorevolezza dei mezzi d’informazione sono le stesse che guardano la tv, e appartengono ai ceti più popolari. L’aspetto preoccupante di tutto questo è che la spaccatura del paese sembra essere più profonda di una semplice divisione tra nord e sud, ricchi e poveri o destra e sinistra. È una frattura narrativa: gli italiani sono convinti di guardare tutti lo stesso film, ma i film sono due – uno raccontato dalla tv, l’altro dal resto dei mezzi d’informazione – e i personaggi e la storia sono molto diversi. Il rischio è che le due Italie non riescano più a parlare tra loro perché non condividono più la stessa realtà, e forse neanche le parole per definirla. - Giovanni De Mauro
[L'editoriale di internazionale di questa settimana. Visto da Mantellini.]

venerdì 9 ottobre 2009

Le veline, un prodotto del quale il made in Italy può andare fiero

Una delle cose che mi ha maggiormente colpito di Videocracy, il film di Erik Gandini, è il modo didattico con cui sono trattati alcuni termini e atteggiamenti che nella televisione italiana sono perfettamente usuali.
Gandini è un regista italo-svedese, nato e cresciuto in Italia ma residente a Stoccolma. Videocracy pertanto è un film che non è stato concepito specifica per il pubblico italiano e che, anzi, ha un respiro internazionale. Mi ha dunque colpito (me lo sarei dovuto aspettare, in realtà) il fatto che Gandini sia costretto a fornire al suo pubblico non italiano la 'definizione' di termini come 'velina' e 'stacchetto'. Perché questi termini, all'estero, non esistono, così come non esistono le figure 'professionali' corrispondenti.

Le veline sono spiegate nel film di Gandini come delle ragazze che hanno ampi ruoli nei programmi televisivi italiani, alle quali tuttavia è vietato parlare: la loro unica funzione è quella di allietare il pubblico con la loro bella presenza e di fare piccole coreografie (gli 'stacchetti', appunto) tra un blocco e l'altro del programma. Traspare nel documentario la malcelata ironia (e in un certo senso la pena) con la quale queste ragazze sono descritte: mute, perennemente sorridenti, poste davanti alla telecamera unicamente allo scopo di far oscillare nella maniera più provocante possibile le proprie ipersviluppate ghiandole mammarie.
La cosa che mi ha colpito, lo ripeto, è che le veline sono un'invenzione tutta italiana. E tutta italiana è questa particolarissima concezione della donna come semplice oggetto, come elemento decorativo della scenografia dello studio.

Tutto questo mi è tornato alla mente oggi mentre vedevo il videomessaggio inviato dalle veline di Striscia la notizia a Gad Lerner. Questi da qualche tempo ha ingaggiato una polemica con Antonio Ricci, la mente di Striscia la Notizia, proprio a proposito della umiliazione che la figura femminile subisce quotidianamente nei programmi di Ricci e in generale nelle reti Mediaset -e non solo purtroppo. Ultimo capito di questa polemica è appunto il già citato video, in cui le veline in persona, con fare saccente, spiegano che 'è tradizone' che nei programmi di varietà (quale le veline dichiarano essere Striscia la Notizia) i conduttori (rigorosamente maschi) siano circondati di 'belle ragazze' (sculettanti e oscillanti generose mammelle). E' la tradizione, capito? E' la normalità, è esattamente come deve essere. E con fare saputo queste ragazze ce lo spiegano leggendo dal gobbo parole scritte per loro da qualcun altro.
Dov'è il problema? Si è sempre fatto così, al pubblico la cosa piace, la formula ha un grande successo. Questo basta e avanza. I discorsi sulla dignità delle donne, sul corpo femminile sfruttato e messo in vetrina, sull'abietto maschilismo della società italiana li facciano i parrucconi come Gad Lerner. O come Rosy Bindi.

Sono queste ragazze, contente e orgogliose di essere nient'altro che un corpo seminudo messo sulla pubblica piazza per il ludibrio di un popolo non meno maschilista e bavoso di chi lo governa, uno degli esempi più genuini dell'Italia di oggi. Di quello che siamo diventati.

giovedì 8 ottobre 2009

Prospettive per il dopo bocciatura. Un gioco-post con quattro finali.

Dopo la bocciatura del lodo Alfano le prospettive politiche sono sostanzialmente due, dotare ciascuna di due possibili risvolti alternativi. Vi ricordate i librogame? Ecco, questo post funziona (molto alla lontata) più o meno così.

Prospettiva 1. B fa saltare il tavolo e chiede al popolo un voto plebiscitario con elezioni anticipate. Dopo una campagna elettorale che metterà a ferro e fuoco il paese e che annichilirà un Pd già per suo conto azzerato [prospettiva 1.1] B guadagnerà una maggioranza spaventosa, e insedierà in Parlamento (complice gli alla fine ottimi servigi resi dal Porcellum) una massa informe di pigiabottoni, avviando la democrazia italiana verso una fase molto buia; oppure [prospettiva 1.2] gli alleati di B, annusando il pericolo incombente anche per i loro gruppi parlamentari, attueranno una qualche strategia di sganciamento. In quest'ultimo caso le possibilità si fanno molteplici, ma io mi fermo qui.

Prospettiva 2. B decide di evitare lo scontro frontale e di andare avanti con le forze di cui dispone -notevoli, ma forse solo sulla carta. Difficile che i processi nei quali è imputato (specie quello sulla corruzione dell'avvocato Mills, ormai molto vicino alla prescrizione) possano davvero impensierire più di tanto B dal punto di vista giudiziario. Caso diverso sono invece i 750 milioni di euro che secondo la recente sentenza Fininvest dovrà sborsare a De Benedetti. La conseguenza più immediata della riapertura dei processi sarà piuttosto che B si troverà (ancora di più, probabilmente sempre di più) sulla graticola. E' scontato che i toni dello scontro politico diverranno via via molto più aspri e che, almeno sul breve periodo, sarà interesse dello stesso B alzare indefinitamente la posta in gioco. In questo caso [prospettiva 2.1] B potrebbe riuscire a superare quasi indenne il guado, contando sull'appoggio di un'informazione televisiva che, al contrario di quanto B stesso afferma, quando non gli è amica ("le casette in Abruzzo! le villette a Messina!") gli è comunque molto utile nel deviare l'attenzione dell'opinione teledipendente, o più concretamente spingendo l'acceleratore sulle riforme (?), come suggerisce oggi Giuliano Ferrara sul Foglio.
Opzione alternativa [prospettiva 2.2] è quella che immagina Gad Lerner: B non riuscirà ancora per molto (e il suo evidente nervosismo di ieri sera potrebbe esserne una buona dimostrazione) a reggere, sia dal punto di vista politico che semplicemente psichico, all'estremo logoramento dato dal passare così tanto tempo sotto la gogna mediatica. B uscirà (sempre che ne esca) da questa partita politica troppo stremato, e il fatto stesso che di essere riuscito ad uscirne avrà significato l'aver accordato per necessità troppe libertà e troppi spazi di libera manovra a degli alleati che dell'indebolimento di B non possono che giovarsi, almeno sul medio periodo.

In generale, qualunque sarà la scelta di B e dei suoi, si attendono sconquassi.

mercoledì 7 ottobre 2009

Incognite

Quello che succederà adesso proprio non lo so dire. La mia idea è che si alzerà un discreto polverone, ma che non appena il tutto si sarà calmato non avverranno terribili sconvolgimenti. Ma questa è solo un'ipotesi.

Sono curioso di sapere cosa sta per succedere alla politica italiana. E anche un po' spaventato.

martedì 6 ottobre 2009

"Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri"

"La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione" -Niccolò Ghedini

"Il premier non è 'primus inter pares' come vuole la tradizione liberale, ma 'primus super pares" -Gaetano Pecorella
Lo so che i 'l'avevo detto' sono sempre sgradevoli, ma le arringhe degli avvocati di B alla seduta della Consulta che avrebbe dovuto decidere (il voto è rinviato a domani) della costituzionalità o meno del lodo Alfano ricalcano con precisione quello che avevo intuito qualche giorno fa alla presentazione del memoriale dell'Avvocatura di Stato (perdonate l'autocitazione):
La Costituzione scavalcata dal criterio dell'opportunità. Lo stato di diritto superato dall'investitura del populus. Di questo, infatti, si tratta: nella nuova democrazia italiana sono il consenso e l'elezione popolari a portare chi ne gode al di sopra e al di fuori del normale funzionamento dello stato di diritto.
Nemmeno io, tuttavia, avrei mai potuto pensare che questi concetti sarebbero stati espressi in maniera tanto esplicita, per di più al cospetto di uno dei massimi organi costituzionali dello Stato.


[La frase del titolo, informazione superflua, è tratta da Animal Farm di George Orwell]

lunedì 5 ottobre 2009

"Lui, assolutamente"

Ripensando agli ultimi due editoriali di Augusto Minzolini in qualità di direttore di Tg1 -mi riferisco specialmente al primo, in realtà-, ho recuperato questa vecchia intervista concessa da Franco Bechis a Claudio Sabelli Fioretti. Si parla anche di Minzolini, e tra questa descrizione e l'attuale direttore di tg che "di certe cose non parla perché si tratta di gossip" c'è un'enorme differenza. (Il corsivo è mio).
"Ho imparato il mestiere da quelli come Augusto Minzolini e Guido Quaranta. Gente che cammina, gira, rubacchia. Io facevo pool con Minzolini. Per ascoltare le chiacchierate riservate ci nascondevamo nei gabinetti. Due bei figli di buonadonna".
Chi più dei due?
"Lui, assolutamente.

domenica 4 ottobre 2009

Di come nasce un tumblr e di come fare il blogger sia faticoso

Ieri sera ho compreso i meccanismi intimi che portano un blogger ad aprire un proprio tumblr: io stesso ho sperimentato la tentazione di farlo.
Tutto parte dall'avere un blogghettino ben avviato, capace di darti qualche soddisfazione, e un certo numero di persone che ormai vengono a leggerti con discreta regolarità. Si scrive sul blog, si commenta. Si leggono un sacco di altri blog via feed, perché questo è uno dei compiti maggiori del blogger: rimanere aggiornato su quelli che sono i principali 'movimenti' della blogosfera. Ormai io seguo via feed circa 150 blog; ci sono blogger che ne seguono molti di più. Capita a volte di leggere un sacco di cose interessanti sui blog altrui, e di volerle citare nel proprio, in quanto si tratta di frasi/riflessioni/testimonianze notevoli o semplicemente divertenti, comunque meritevoli di essere citate e diffuse. Questo accade tuttavia di rado, perché l'attività principale del blogger è quella di produrre contenuti propri, almeno in teoria.

Il meccanismo sembra ormai oliato: certo, si tratta di dedicare alla cosa un bel po' di tempo e di investirvi un discreto numero di energie. Tuttavia tenere un blog è un'attività estremamente gratificante, oltre che interessante e per più di un motivo utile.
Il problema insorge quando la vita 'reale', quella che con il Web non ha niente a che vedere, inizia a pretendere la sua parte di attenzione. Ci sono periodi dell'anno in cui gli impegni, che siano familiari, lavorativi, di studio, di qualsiasi tipo iniziano a pretendere talmente tanto tempo da soffocare qualsiasi altra attività.
Questo per me è uno dei suddetti periodi. Anche nel preciso momento in cui scrivo sto rubando del tempo a impegni assai pressanti e dalle scadenze assai ravvicinate. La cosa avrebbe poca importanza (per chi mi legge non ne ha nessuna) se non che per chi tiene dietro a un blogghettino ben avviato come il mio il fatto di non potersene prendere cura inizia a farsi sentire, quasi si trattasse di una sorta di dovere non rispettato.
Di qui il conflitto tra gli impegni della vita 'reale' e il 'senso di colpa' che deriva dal non aggiornare il blog con la regolarità che si vorrebbe. Il conflitto, nella maggior parte dei casi, viene risolto nel modo più semplice: non essendo possibile trascorrere del tempo a scrivere contenuti propri, si cita i contenuti di chi ha avuto il tempo di produrne di originali. La cosa scaturisce quasi spontaneamente: almeno per evitare che il lettore di feed si ingolfi di articoli non letti, anche in momenti di grande crisi è difficile non scorrere almeno velocemente i blog a cui si è iscritti. Per un caso per nulla fortuito, quando non si sa cosa scrivere o non si ha il tempo per farlo gli articoli altrui che sembrano meritevoli di una citazione spuntano dal lettore di feed come funghi.

Giunti a questo punto, per resistere alla tentazione di aprire un proprio tumblr e di rarefare e poi gradualmente abbandonare gli interventi sul proprio blog, serve davvero o una grande forza di volontà, o una grandissima pigrizia -è il mio caso.
Il fatto è che, una volta aperto, tenere dietro a un tumblr e molto meno faticoso e richiede molto meno tempo di quanto non ne serva per compilare un blog. E spesso i risultati sono migliori. O più soddisfacenti a livello personale, come succede per FriendFeed.
...

Ok. Tutto questo polpettone per dire cosa? Che aprirò ben presto un mio tumblr? No. Che i tumblr fanno schifo? No, anzi, tutt'altro.
Semplicemente, che per un po' sarò impegnato altrove.

venerdì 2 ottobre 2009

Dare uno schiaffo senza che l'altro se ne accorga

Fini rinuncia al Lodo Alfano nel difendersi da un'accusa per diffamazione. Secondo me è questo lo strappo più grosso compiuto dal presidente del Senato nei confronti di B, anche se la cosa forse passerà quasi inosservata.
Fini dice, con tutta evidenza, che lui del Lodo Alfano può fare a meno. Che lui, probabilmente, non si dispiacerà più di tanto se la Consulta deciderà di dichiararlo incostituzionale. Che lui questo può permetterselo.
Al contrario di qualcun altro.